Lo svolgimento della battaglia
Spionaggio
Quando la flotta delle forze alleate era a Messina, l'operazione militare stava quasi per saltare a causa di alcuni avvenimenti. Il clima morale era teso tra gli uomini a bordo e spesso succedevano risse e assassinii. Inoltre le malattie contribuivano alle morti mentre il ritardo generale creava dubbi rispetto alla realizzazione della missione. Nel frattempo l'ottomano Kara Hodja ebbe l'opportunità di avvicinarsi durante la notte alla flotta occidentale allo scopo di contare le navi. La sua nave di colore nero passò inosservata dato che l'ammiraglio del Papa, Marcantonio Colonna, aveva ordinato di dipingere le sue navi di nero a dimostrazione del lutto per la recente perdita di sua figlia. Tuttavia Kara Hodja non vide un'ala della flotta ormeggiata più in là per cui riferì informazioni errate. La flotta delle forze alleate salpò da Messina il 16 Settembre ma rimase bloccata a Crotone a causa della forte Tramontana (vento da Nord), dopodiché si diresse verso Corfù dove si credeva stanziasse la flotta ottomana che invece era già partita per il “forte” di Lepanto. Il 26 Settembre le forze della Lega Santa arrivarono a Corfù, mentre Gil de Andrade fu mandato di segreto a Lepanto per valutare le forze ottomani. L'opinione prevalente era che ormai fosse troppo tardi per ingaggiare uno scontro aperto e che sarebbe stato meglio attaccare le coste albanesi per poi ritornare in Italia. La decisione finale di iniziare la battaglia fu presa da don Giovanni d'Austria con il consiglio del suo fidato, Romegas, Cavaliere di Malta. Anche nello schieramento nemico vi era la tendenza di evitare la battaglia, tuttavia al consiglio militare che ebbe luogo la sera del 4 di Ottobre si decise che se gli occidentali avessero attaccato, gli ottomani sarebbero passati al contrattacco.   Dettaglio della pittura "la Battaglia di Lepanto" da Vicentino, rappresentante La Real, la nave di Don Giovani
La disposizione degli schieramenti 
Durante la notte del 6 Ottobre del 1571, la flotta ottomana salpò dal porto di Lepanto allo scopo di intercettare la flotta della Lega Santa. Le forze ottomane si schierarono davanti all'imboccatura del golfo di Patrasso, chiudendo alle forze occidentali la strada verso la base navale di Lepanto. Contemporaneamente la flotta occidentale, che aveva fatto l'ultimo scalo a Cefalonia, iniziò i preparativi per assumere la formazione di battaglia. La mattina del 7 Ottobre le due flotte si trovarono davanti all'imboccatura del golfo di Patrasso, al Sud di capo Scrofa, l'una di fronte all'altra ed entrambe disposte a schieramento lineare, con le ali settentrionali che arrivavano sino alle isolette Cuciularis. Don Giovanni, che si occupava dello schieramento di battaglia, ordinò le forze occidentali in tre ali, ponendo due galeazze davanti ad ognuna. Presso l'ala sinistra (Nord) si posizionarono la galee veneziane comandate da Agostino Barbarigo, che aveva l'arduo compito di contenere le galeotte ottomane. L'ala centrale fu composta dalle galee spagnole comandate da don Giovanni, mentre all'ala destra vi erano la flotta pontificia e i Genovesi. Nella retroguardia si posizionò l'ammiraglio Santa Cruz con 35 navi veneziane e spagnole.
Le manovre strategiche
  All'inizio della battaglia l'ala destra della flotta ottomana comandata dall'ammiraglio Algerino Mehmed Suluk, si mise in movimento con lo scopo di impegnare lo schieramento sinistro delle forze occidentali. Durante questa operazione le forze ottomane tentarono di evitare le galeazze, che avevano superiorità d'armamento, penetrando all'interno della formazione. Tuttavia in questo modo le navi ottomane si isolarono dal resto della flotta e finirono per scontrarsi con le più grandi galee di Barbarigo venendo inoltre affondate delle galeazze veneziane dell'ala sinistra. La bandiera degli Ottomani presa par le forze della Lega Santa durante la battaglia  Nonostante i gravi danni subiti in termini di risorse umane a causa del fuoco degli arcieri Turchi, la flotta occidentale riuscì a contenere la penetrazione e quindi l'accerchiamento delle navi ottomane che sarebbe stato molto più disastroso. Resesi conto della situazione, i corsari Ottomani si volsero a conquistare la nave ammiraglia di Barbarigo contro cui mossero 5 navi. In aiuto di Barbarigo, ferito da una freccia all'occhio, arrivarono le galee veneziane che respinsero le navi corsare verso la costa rocciosa. Inoltre una sommossa dei cristiani che combattevano per gli Ottomani con riluttanza causò grossi danni all'ala sinistra della flotta ottomana. Presso gli schieramenti centrali dei due contingenti lo scontro era feroce. Le galee turche cercarono di conquistare la nave ammiraglia di don Giovanni mandando inizialmente 5 galee turche con dei gianizzeri a bordo. La nave ammiraglia di don Giovanni riuscì ad affondarne tre mentre le forze di riserva riuscirono a limitare il continuo fuoco di sbarramento effettuato dai cannoni e gli archibugi ottomani. Le 50 navi dell'ala destra (Sud) delle forze occidentali comandate da Gianandrea Doria non fu coinvolta in questi scontri. Doria, alla vista delle 90 navi comandate dall'ammiraglio Algerino Uluç Alì, si diresse verso Sud, offrendo in questa maniera maggior spazio alla flotta turca. Le navi ottomane, approfittando di questo, si lanciarono in un aggressivo assalto contro le galee veneziane conquistandone 5. Tuttavia quando le forze algerine conquistarono anche la nave ammiraglia dell'Ordine dei Cavalieri di Malta uccidendo tutti quelli che erano a bordo, Uluç Alì si rese conto che per lo schieramento centrale ottomano la battaglia sembrava persa.
 L'esito della battaglia
 
  I tre vincitori della battagla di Lepanto: (da sinistra) Don Giovanni di Austria, Marcantonio Colonna, Sebastiano Venier (Vienna, Kunsthistorisches Museum)
Dall'altro lato la nave ammiraglia “Sultana” si trovò di fronte la nave ammiraglia “La Reàl” a bordo della quale vi era don Giovanni d'Austria. Le due navi si affiancarono e di seguito ebbe luogo un combattimento corpo a corpo. L'ammiraglio degli Ottomani, Muezzinzade Alì Pascià, morì colpito alla testa da una pallotolla. Gli Spagnoli lo decapitarono ed ne esposero la testa infilzata ad un palo con lo scopo di scoraggiare la sua flotta, mettendo anche in mostra lo stendardo sacro del Califfo che avevano conquistato. Alla vista della bandiera della nave ammiraglia a mezz'asta e appreso della morte di Alì Pascià, si aggiunse il contrattacco delle galee occidentali dell'ala centrale contro Uluç Alì che, prevedendo l'esito della battaglia, diresse le proprie navi verso il lato meridionale dell'imboccatura del golfo di Patrasso, scappò nel Mar Ionio e infine riuscì a tornare a Costantinopoli con la propria ala quasi completa.
Regione di Grecia Occidentale
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